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claudio ranieri

ranieri 444.jpgIl Leicester è entrato nella storia, la stessa che narra di uomini al comando, assettati di potere, che raggiungendo la vetta non riescono a placarsi, bramando ancor di più, superando in ambizione le reali possibilità. Nessun re comprese i propri limiti finché una sconfitta creò la prima crepa che, pian piano, intaccò e distrusse l’intero impero.

Il Leicester non è in guerra ma brama la medesima sete di vittoria. Il club ha ottenuto qualcosa di similare alla conquista di un impero d’altri tempi vincendo la Premier League. Se i re dei foxes, individuabili nella dirigenza asiatica, hanno una minima parte nella realizzazione della recente favola calcistica, il condottiero, riscontrabile nella figura del tecnico Claudio Ranieri, n’è certamente il fautore principale.

L’anno scorso la morale della “favola Leicester” trasmetteva un messaggio aulico per lo sport: l’olimpo del calcio è accessibile anche a chi con sacrificio, costanza e un pizzico di fortuna trionfa con merito e non solo di chi possiede denaro e grandi nomi. Quest’anno la morale è cambiata, ricordando che i sogni possono tramutarsi in incubi.

Cos’era il Leicester City prima della stagione 2015-2016? La squadra campione della Premier League non vanta grandi successi, mostrando tutte le caratteristiche di una squadra “cadetta” intenta ad aggrapparsi al massimo campionato. Il Leicester City Football Club (LCFC) fondato nel 1884 possiede una dirigenza Thailandese, volpe e corno da caccia nello scudetto e il King Power Stadium dalla capienza massima di 32.312 posti. Il club esordisce in Second Divison nel 1894, finora ha partecipato a 110 stagioni, 48 in massima e 62 in seconda.

Oltre il trionfo in Premier League, il Palmarès del Leicester annovera scarni titoli: 3 Coppe di Lega inglesi (ultima nel 2000) 1 Charity/Community Shield (1971) e ben 7 campionati di seconda divisione (ultimo nel 2014). Prima del recente titolo, il club ottenne come miglior piazzamento il secondo posto nella Premier League 1928-1929.

Ottenuta la promozione, la dirigenza asiatica cercava un tecnico stabile, d’esperienza, che potesse condurre il Leicester City alla salvezza, senza rischi, dalla retrocessione. La scelta è ricaduta su Claudio Ranieri: classe ’51, ex difensore, tra i maggior traguardi da tecnico diverse promozioni: Cagliari (1988-1991) Fiorentina (1993-1997) Valencia, Monaco (2012-2014) infine approda in Grecia in cui scatta l’esonero.

Il 13 luglio 2015 Claudio Ranieri è presentato ufficialmente alla guida del Leicester. Fresco d’esonero greco, i tifosi del Leicester non apprezzano la scelta dirigenziale: scetticismo generale e voci di un rapido esonero. I bookmakers danno il Leicester vincitore della Premier League (5000:1) con una probabilità inferiore rispetto altri eventi paradossali: la scoperta del mostro di Loch Ness, lo sbarco degli alieni, Elvis in vita, Kim Kardashian presidente USA, Bono nominato Papa.

Lo scetticismo su Claudio Ranieri diviene euforia poiché i risultati sono costanti, contornati da parecchie vittorie, conducendo la squadra in prima posizione alla 13esima giornata. La posizione, bizzarra per i Foxes, rimane stabile sino alla fine, ad esclusione di 3 giornate. Dopo la qualificazione alla Champions League (10 aprile 2016), il pareggio del 2 maggio tra Chelsea e Tottenham (la prima irriconoscibile, vicina alla zona retrocessione) decreta il Leicester campione della Premier League.

132 anni di storia sono serviti al Leicester City per ottenere il primo titolo in Premier League e chissà quanti ancora ne sarebbero serviti se Claudio Ranieri non fosse riuscito a rendere il gruppo compatto, creando quel salto di qualità. Per l’allenatore italiano è il primo campionato massimo in carriera (3° in Premier dopo Ancelotti e Mancini).

L’elogio per il Leicester è internazionale: Claudio Ranieri è premiato col titolo Best FIFA Men's Coach del 2016, tanto prestigioso quanto ambito. La stampa inglese muta opinione, trasformando il soprannome dell’allenatore italiano da “Tinkerman” del Chelsea a “Thinkerman” dei Foxes: innegabili le fondamentali decisioni tecniche del “King” Claudio.

La vittoria della Premier League era solo utopia per un club come il Leicester City, dalla salvezza al trionfo: il mondo sportivo è unanime nel reputarla una favola calcistica, per alcuni la più grande impresa sportiva di sempre. Non si può negare lo stupore di trovare, a fine stagione, una candidata alla retrocessione nel primo gradino della Premier.

L’Italia apprezza l’uomo oltre il tecnico ma ne riconosce soprattutto i meriti sportivi: Claudio Ranieri riceve la Palma al merito tecnico d’oro, la massima onorificenza del Coni assegnata solitamente per tecnici vincitori di Olimpiadi e Mondiali, unico detentore finora era Marcello Lippi. Claudio Ranieri riceve dal Presidente della Repubblica l’onorificenza di Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica italiana, quinto sportivo nella storia.

Acquisendo consapevolezza del traguardo la magia affievolisce, tramutandosi in quel mostro titanico che si nutre d’ambizione e cattiveria, sottovalutando realtà e possibilità. La dirigenza conferma Claudio Ranieri alla guida del Leicester: dal prode condottiero è pretesa una replica dell’anno passato, magari la vittoria della Champions League, insomma, un miracolo sportivo.

Il mercato estivo è insoddisfacente, al tecnico è richiesto un risultato che va oltre la favola calcistica: una mera e propria utopia. La prima del Leicester è una sconfitta in Community Shield (2-1 per il Manchester Utd.). Tra alti e bassi con giocatori immotivati (seppur regola non scritta, la squadra campione subisce un calo psicofisico che mina la replica del successo) il club torna in zona retrocessione, in cui dirigenza e tifosi sono abituati a sostare.

Claudio Ranieri passa ben presto da eroico condottiero a capro espiatorio nel Leicester: le colpe dell’intero club ricadono sull’allenatore. Giunge la notizia: Claudio Ranieri è esonerato dopo la sconfitta per 2-1 con il Siviglia in Champions League. A sostituire il tecnico in panchina è Craig Shakespeare, ad interim, in attesa del successore dell’allenatore italiano.

Chiunque arriverà in panchina, nome blasonato o meno che sia, dovrà affrontare i demoni asiatici di una dirigenza che brama successi impossibili. La maledizione della favola rende il Leicester carnefice del suo condottiero e si sa, le leggende son tali poiché uniche. Claudio Ranieri esce amareggiato dall’esonero ma il vero vinto dalla decisione è solo il club inglese.

Fonte foto: calciomercato.com

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Marco D’Urso

 
Non sarà facile dimenticare il volto affranto di Ranieri che a fine gara rimane impietrito, guardando i propri calciatori che piangono ed escono sconvolti dal campo, dopo aver perso la grande opportunità di mantenere a tre giornate dalla fine quel primo posto che avrebbe potuto voler dire quarto scudetto. C'è molta teatralità in questo campionato, e questo sicuramente farà piacere agli amanti del calcio. L'Inter, dopo aver battuto l'Atalanta, approfitta quindi del ko interno della Roma contro la lanciatissima Sampdoria del duo Pazzini-Cassano (che si gioca con il Palermo il quarto posto utile per la prossima Champions League). Gli uomini di Mourinho vorrebbero a questo punto emulare il Barcellona dell'anno scorso, vincere campionato, coppa nazionale e soprattutto quella Champions League che manca da oltre quarant'anni (cosa mai riuscita in Italia).

Che dire della Roma. Dopo la falsa partenza delle prime giornate, pian piano è riuscita a superare tutti e ad arrivare persino al primo posto, dopo ben ventiquattro giornate d'imbattibilità. Il merito è stato soprattutto di Claudio Ranieri, che dopo la negativa esperienza alla Juve si è rifatto con gli interessi. Ma questa squadra, diciamo la verità, non ha i ricambi interisti e l'esperienza necessaria per giocare "la partita della vita", com'è stata quella di ieri con la Samp. Pertanto l'esame più duro non è stato superato e considerato il facile calendario dell'Inter (Lazio, Siena e Chievo), il sogno sembra sfumato. I tifosi della Lazio hanno già incitato la loro squadra...a perdere contro l'Inter: roba da sadismo puro! Ieri i bianco-celesti hanno vinto contro il Genoa e sono quasi salvi (40 punti contro i 34 della derelitta Atalanta che si gioca il tutto per tutto contro il Bologna). Morale della favola: chi di 2 a 1 ferisce, di 2 a 1 perisce.

La 35esima giornata ha portato con sé anche una serie di sfoghi su cui riflettere.

Ha fatto molta tenerezza il povero Alberto Malesani che dopo averne prese quattro dall'Udinese (che, di fatto, ha retrocesso il Siena), si è sentito il dovere di dichiarare che non farà più il "tappabuchi". In poche parole, se allenerà una squadra, lo farà solo dall'inizio. Questa stagione è stata un'autentica via crucis per la nefasta classe degli allenatori perciò uno sfogo del genere rientra nella norma. Ne abbiamo viste di tutti i colori: il povero Nedo Sonetti chiamato dal Vicenza in serie B è rimasto dieci giorni prima di essere mandato a casa come se nulla fosse. I presidenti delle società di calcio escono i soldi e hanno sempre ragione. Ma non vorremmo mai vederli in panchina a fare gli allenatori... C'è un limite a tutto!

Il presidente del Catania, Nino Pulvirenti, si vergogna dei propri calciatori e vuole mandarli in ritiro punitivo. Gaucci, ex patron dei rossazzurri, li avrebbe mandati in un motel con le docce fredde e il pane duro. E tutta una questione di testa e di motivazioni. Si è ripetuto il copione dell'anno scorso: appena il Catania raggiunge la fatidica quota 40, succede una sorta di metamorfosi. Se si vuole fare il salto di qualità, bisogna essere sempre affamati. Prendete il Chievo: ha umiliato in trasferta la Fiorentina, che era bisognosa di punti per l'Europa. Eppure i clivensi erano salvi. Il Catania ancora non lo è, e converrebbe chiudere il discorso per evitare inutili mal di stomaco.

Il Ministro Roberto Maroni vuole applicare il DASPO (Divieto d'accesso per le manifestazioni sportive) anche a tutti i calciatori che si rendono protagonisti di deprecabili episodi in campo. E tutti a gridare allo scandalo. Il simpaticissimo Cristiano Lucarelli dice che il DASPO devono darlo ai parlamentari. Non sarebbe una cattiva idea. Piuttosto, bisognerebbe mandare nei vari ritiri delle squadre non un mental coach o un santone per vincere le partite ma insegnanti di galateo. I calciatori sono esempi per tanti giovani, ma vederli all'opera durante le partite mentre litigano, imprecano (per non dire che bestemmiano) e picchiano è davvero indecente. Il derby di Roma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La proposta provocatoria di Maroni metterebbe così alle strette i calciatori scorretti, che spesso e volentieri con i loro gesti fomentano la follia degli ultrà. Ma lo immaginate il Ministro dell'Interno che il mercoledì stila la lista dei giocatori sottoposti a DASPO, invece delle solite squalifiche? Bisognerebbe semmai chiedere al Giudice Sportivo Tosel molta più equità e creare regolamenti più severi. Con i soldi che prendono i calciatori, le multe sono solo dei "contentini": le maxi-squalifiche (da cinque giornate in poi) per episodi gravi come sputi, gomitate o insulti sarebbero un ottimo deterrente per contrastare il triste fenomeno del "calciatore ineducato", molto diffuso in Italia.

Pasqualino D'amico

 
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