28-05-2017 22:25

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dinosauri bipedi

Una-delle-grandi-orme-di-dinosauro-ad-Altamura.jpgDa pochi giorni si è appresa una notizia che lascia non poca curiosità su una delle scoperte più sensazionali avvenute negli ultimi tempi: pare che in prossimità dell’Abruzzo, per la prima volta, si siano scoperte delle impronte appartenenti a dinosauri bipedi, databili fra i 125 e i 113 milioni di anni.

Grazie alle immagini riprese attraverso l’impiego di un drone in grado di trasportare una macchina digitale e l’uso dell’innovativa tecnica della fotogrammetria digitale, che permette la ricostruzione di modelli tridimensionali, è stato possibile ricostruire la superficie rocciosa del Monte Cagno (una breve dorsale montuosa dell’Appennino centrale, situata in provincia de L’Aquila), dove apparirebbero le impronte impresse da uno o più teropodi, ovvero dinosauri bipedi prevalentemente carnivori; verso il centro della superficie calcarea poi, si trovano le impronte lasciate da un teropode accucciato.

Il ricercatore dell’Invg, Fabio Sapienza, afferma: «Le tracce sono osservabili su una superficie calcarea, quasi verticale, situata a oltre 1.900 metri di quota sul Monte Cagno. La superficie a orme è raggiungibile solo in assenza di neve, quindi essenzialmente nei mesi estivi e autunnali, dopo un’escursione di circa due ore, partendo dal paese di Rocca di Cambio, in Provincia de L’Aquila. Tra queste è stata rinvenuta anche una traccia di ben 135 cm di lunghezza che costituisce la testimonianza del più grande dinosauro bipede che sia mai stato documentato in Italia fino a oggi».

La scoperta delle impronte, di cui se ne dà notizia solo oggi, è stata realizzata nell’estate 2006, ma nell’estate 2015, grazie agli sviluppi tecnologici e alla collaborazione con esperti di impronte dell’Università La Sapienza di Roma, è stato possibile dare un nuovo impulso alle ricerche: infatti grazie ad un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia insieme ai ricercatori dell’Invg ed il team di icnologi de La Sapienza, si è potuti arrivare allo studio in dettaglio delle impronte della parete subverticale, riportandole in ambiente virtuale, facilmente analizzabili al computer. «Per una datazione più precisa, sono stati prelevati campioni delle impronte e degli strati immediatamente soprastanti e sottostanti», aggiunge Fabio Sapienza.

«Sicuramente si tratta di una scoperta che arricchisce il panorama delle impronte di dinosauro presenti nel nostro paese, fornendo informazioni sugli animali che 'passeggiarono' sulle spiagge italiane del Cretaceo e sui loro comportamenti». Questo il pensiero di Citton, uno degli scienziati, il quale aggiunge anche: «le impronte di dinosauro in Italia, studiate da decenni nel nostro paese e ancora oggi in continuo aggiornamento, hanno permesso di rivoluzionare le nostre idee sulla geografia dell'area mediterranea nel Mesozoico, tra 200 e 65 milioni di anni fa. Le nuove orme - conclude Citton - potrebbero rivelarsi particolarmente preziose per le informazioni aggiuntive sulla composizione conosciuta della fauna dinosauriana italiana, con ricadute importanti anche sull’ecologia e sulle rotte seguite da questi animali estinti».

Fonte foto:http://www.famedisud.it/wp-content/uploads/Una-delle-grandi-orme-di-dinosauro-ad-Altamura.jpg

http://www.adnkronos.com

Natalia Federica Giannì

 
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