02-09-2014 20:45

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faglia di s.andrea

Dall'Ingv di Catania, Salvatore Alparone, responsabile studi sismici, puntualizza gli aspetti più rilevanti nell'azione di controllo dell'attitività tettonica dell'area insulare siciliana, segnatamente quella orientale. Un richiamo anche alla politica che deve fare di più: «un terremoto provoca vittime a causa della precarietà strutturale degli edifici e in un territorio con una popolazione poco sensibile alla cultura delle costruzioni antiismiche». I precari dell'Istituto di Vulcanologia, il 40% della forza lavoro, in tensione per i contratti in scadenza. Big one siciliano", l'impatto di un terremoto, benchè molto potente, può essere attenuato o contrastato da un impegno della politica a favore della ricerca scientifica e la sensibilizzazione della popolazione locale». Ci troviamo presso l'Isituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania (p.zza Roma, 2) e, con queste parole, Salvatore Alparone, tecnologo-sismologo e responsabile del gruppo di studio per l'analisi dei dati sismici, esprime preoccupazione per quello che viene individuato il peggior nemico nell'attività di monitoraggio dell'attività sismica. 

«Sebbene appaia piuttosto remota la probabilità di un "

Da una parte appunto la poca sensibilità istituzionale verso l'eccellenza degli studi di vulcanologia e sismologia. «Con i tagli dell'ultima finanziaria - ha dichiarato il dott. Alparone - rischiamo seriamente di perdere, in parte ormai è sicuro, un numero consistente di quei lavoratori precari presso l'Ingv di Catania. Ci sono tecnici (alcuni già con dodici anni di anzianità professionale) che - ha continuato il tecnologo - svolgono il proprio regolare turno di lavoro, smontano, e dopo si recano presso i siti sensibili dove si trovano altre apparecchiature per continuare in loco ». Facendo due conti sulla realtà numerica, circa quattrocento unità dei precari all'interno dell'istituto, si parla del 40% della relativa forza lavoro che conferisce il maggior contributo, in termini di apporto scientifico, a tutta l'attività dell'Ingv. E' una situazione che non riguarda solo Catania, e non solo l'istituto di ricerca in questione, dal momento che le proteste da parte dei ricercatori italiani, a partire da quelli universitari, ormai fanno parte della cronaca quotidiana.

La Sezione di Catania è un'istituzione scientifica pubblica dell'I.N.G.V. che svolge attività di ricerca, monitoraggio e sorveglianza nei settori della geofisica e della vulcanologia. Nasce, nel 2001, dalla fusione dell'Isituto Internazionale per la Vulcanologia - l'I.I.V. è stato fondato nel 1969 - e dal più recente "Sistema Poseidon", a seguito del D.L.vo 381/1999. L’I.I.V. aveva dato un importante contributo al monitoraggio geofisico e vulcanologico dell’Etna e delle isole Eolie, favorendo lo scambio con ricercatori stranieri del primo nucleo di studiosi italiani. Il "Sistema Poseidon", nato dall'intesa tra il Governo nazionale e quello regionale siciliano, aveva compiti di monitoraggio e sorveglianza sismica e vulcanica in Sicilia orientale. Oggi lo studio dell'Ingv catanese, condotto a supporto della Protezione civile, si è espanso dal geomagnetismo all'aeronomia, dalla geofisica ambientale alla oceanografia operativa e alla climatologia dinamica. In diversi di questi settori le ricerche svolte all'INGV hanno avuto un grande impatto sia a livello nazionale che su scala internazionale. Tra gli Enti sovventori diversi dal MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) spicca il Dipartimento della Protezione Civile nazionale. L'Istituto assicura da anni il servizio di sorveglianza sismica e vulcanica sul territorio nazionale 24 ore su 24, sia comunicando in tempo reale alla sala operativa del Dipartimento ogni evento sismico verificatosi in Italia e potenzialmente percepito dalla popolazione, sia allertando il Dipartimento su qualunque variazione significativa di attività dei vulcani Italiani. «Per questa ragione, la prospettiva dei tagli - ha ribadito Alparone - mette una ipotetica firma sulla chiusura dell'Istituto».

Per fare il punto sulla realtà geotettonica siciliana, in particolare quella orientale sicula, «essa - secondo lo studioso catanese - non è in nessun modo paragonabile a quella californiana». La costa continentale americana "scorre", infatti, lungo la lunghissima faglia di S.Andrea in direzione sud, mentre quella penisolare verso nord secondo un movimento di "trascorrenza" che, secondo le previsioni del famoso geofisico americano Yuri Fialko, si prepara a sprigionare "un'energia assolutamente elevata attraverso un violentissimo terremoto, senza che nessuno possa dire quando con precisione". In un punto della faglia, a sud, l'ultimo grande terremoto risale a 250 anni fa, per questo vi si prevede un "imminente" fenomeno tettonico.

E' in questa direzione che Salvatore Alparone svolge il secondo rilievo critico. «In Italia manca un'attenta politica della prevenzione. Benchè dei passi in avanti - ammette - siano stati compiuti nell'ultimo ventennio, ancora è troppo poco, se pensiamo che a l'Aquila è venuto giù persino il palazzo della Prefettura, il centro nevralgico nei casi di emergenze calamitose. Qui la realtà geodinamica è molto vivace - spiega lo studioso dell'Ingv - ed il movimento di contrazione, e non di trascorrenza, tra la placca euroasiatica e quella africana determina degli effetti diversi connaturati anche al numero delle faglie presenti lungo le strutture tettoniche. Infatti, con qualche differenza dalla scarpata ibleo-maltese, in cui le faglie sono meno numerose e quindi potenzialmente più pericolose, l'alto numero di esse presenti sotto l'Etna favorisce una dispersione di energia tale da non consentire quell'accumulo che può dar vita ad un big one. Cionondimeno la scarsa cultura della politica verso l'edificazione antisismica - ha poi concluso il sismologo catanese - può condurre danni maggiori di quanto possa verificarsi in un teremoto giapponese caratterizzato da una magnitudo più intensa».

Antonino Recupero

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