Sei su: Home
multa

sex toys wibe.jpgNon si è soli nemmeno nell'intimità. We-Wibe, azienda canadese produttrice di sex toys e vibratori elettronici, è stata condannata a pagare una salatissima multa di 4 milioni di dollari canadesi - pari a 2,8 milioni di euro - per aver “spiato” i propri clienti a loro insaputa.

Secondo l'accusa, la compagnia avrebbe tracciato i dati dei consumatori durante l'utilizzo dei giochi erotici collegati tramite connessione Bluetooth ad un'applicazione per smartphone. Attraverso questa procedura, We-Wibe sarebbe riuscita ad immagazzinare informazioni su durata, temperatura e intensità della vibrazione emanata dai sex toys.

Il prodotto in questione è il We-Wibe 4 Plus, uno stimolatore sessuale di ultima generazione utilizzabile tramite l'app incriminata. Attraverso il telefonino, il consumatore ha dunque la possibilità di controllare la “prestazione” del dispositivo.

Il gioco erotico sembra essere la soluzione “consolatoria” per quelle coppie che intrattengono una relazione a distanza (anche a migliaia di chilometri), ma secondo le indicazioni illustrate sul sito dell'azienda canadese può essere apprezzato anche durante il coito classico.

Le informazioni raccolte sarebbero state ricevute dalla Standard Innovation, la società madre di We-Wibe chiamata in causa per risolvere l'imbarazzante controversia. Già nel 2016 gli hacker “goldfisk” e “follower” invitati alla DefCon Hacking Conference a Las Vegas avevano messo in guardia il pubblico circa le “falle” sulla privacy dei sex toys venduti dall'azienda.

L'azienda canadese sarà dunque costretta a versare un risarcimento di 7.500 dollari circa ai clienti danneggiati dalla raccolta dati indiscreta. Chi ha acquistato i sex toys ma non ha avuto modo di utilizzarli potrà comunque chiedere un rimborso di 199 dollari canadesi.

Fonte Foto: www.we-vibe.com

http://we-vibe.com/sites/default/files/fb_app_support.jpg

Salvatore Rocca

 
GameStop.jpgGameStop Italia, stavolta, ha pagato caro "le sue offerte": una condanna a pagare la somma di 168.000 euro è stata infatti emessa a suo carico da parte dell'Antitrust, a causa della scarsa chiarezza delle offerte proposte dalla nota catena di negozi.

Un bollettino diffuso dall'Autorità Garante della Concorrenza di Mercato (AGCM) ha esplicitato i motivi per i quali è stata emessa la multa a carico di GameStop: primo fra tutti, la diffusione di informazioni non veritiere ai danni dei clienti, che riguarderebbero le pubblicità ingannevoli volte all'acquisto di giochi e console di nuova generazione. Tali pubblicità, infatti, hanno spesso presentato offerte e sconti molto appetibili sui videogiochi di nuova uscita, se il cliente avesse consegnato al punto vendita un certo numero di giochi usati.

Tuttavia, le famosissime "clausolette" impossibili da leggere a colpo d'occhio, potevano talvolta recitare la frase «alcune restrizioni potrebbero essere applicate, alcune consolle giochi e accessori potrebbero non essere ritirati», rendendo impossibile, di fatto, l'acquisto dei videogiochi "scontati", dal momento che il cliente avrebbe dovuto consegnare a sua volta giochi di ultima generazione per poter attivare l'offerta.

Un altro motivo che ha spinto l'Antitrust a procedere con la multa, riguarderebbe la prassi diffusa di diffondere altre informazioni non veritiere «in merito all'esercizio del diritto di recesso», opponendo difficoltà ai clienti qualora avessero richiesto il cambio di un prodotto difettoso o il suo rimborso, nonostante sul sito GameStop sia presente chiaramente una nota che attesti tutt'altro.

Infine, fa sapere l'AGCM, in un punto vendita in particolare, sembrerebbe che i rivenditori abbiano applicato allo scontrino di alcuni videogiochi il prezzo aggiuntivo del servizio "Game Protection", una garanzia opzionale, senza averne prima fatto richiesta al cliente.

Se è vero che il cliente ha il diritto di scegliere l'acquisto o meno di un prodotto, è pur vero, tuttavia, che il punto vendita ha il dovere di essere chiaro circa le offerte che espone, soprattutto in questo caso, in cui i prodotti sono venduti frequentemente a fasce molto giovani di clienti, che in questo modo verrebbero più facilmente raggirate. Sarà per questi motivi che in molti speravano in una multa più salata?

Fonte foto: fatwallet.com

http://www.fatwallet.com/forums/hot-deals/1139307/

Rossana Francesca Barbagallo

 
bracciali_silicone_power_balance

Avete comprato il Power Balance? Potrete riavere i vostri soldi…

L’antitrust combina una multa per le società che producevano e distribuivano il braccialetto Power Balance per messaggio commerciale scorretto.

Vi ricordate il mitico Power Balance? Era il fantasmagorico braccialetto che prometteva di aumentare in maniera sensibile sia la vostra forza sia il vostro equilibrio. Molti sportivi, forse alcuni in buona fede, lo avevano pubblicizzato.

Era stato reclamizzato come "il nuovo sistema che produce delle frequenze positive per tutto il corpo umano ed è in grado di migliorare le prestazioni fisiche di chi lo usa: equilibrio, resistenza e reattività...", un messaggio promozionale talmente oscuro che anche il programma televisivo “Le Iene” si era occupato di questo prodotto, dimostrando che, come era prevedibile, non aveva alcun effetto sul corpo umano bollandolo, anzi, come una vera e propria truffa.

Effettivamente non era altro che un semplice braccialetto di gomma colorata somigliante a un orologio che aveva, al posto del quadrante, un adesivo con un ologramma che, a detta del produttore doveva migliorare le prestazioni sportive di chi lo indossava. Ma le proteste delle associazioni dei consumatori cominciavano a farsi sentire tanto che finalmente anche l’Antitrust aveva deciso di muoversi.

E l’aveva fatto aprendo un procedimento contro le due società coinvolte, quella produttrice e quella distributrice del prodotto. Le due aziende sono state obbligate a fornire, entro un tempo relativamente breve, una documentazione completa che dimostrasse dal punto di vista medico -scientifico le proprietà del prodotto e i suoi effetti sul corpo umano, e contemporaneamente l’assenza di controindicazioni nell’utilizzo dello stesso. Documentazione che alla fine non è stata prodotta costringendo l’Antitrust a multare le due società di ben 350.000 euro.

La multa è scattata utilizzando il parere fornito dall’Istituto Superiore di Sanità che, naturalmente, ha escluso che il braccialetto reclamizzato avesse un qualsivoglia effetto sul corpo umano. Niente di tutto quello che il bracciale “prometteva” a chi lo indossava veniva fornito, proprio per questo la maxi multa punisce la pubblicità ingannevole e le “millantate” caratteristiche.

 Fonte foto:hawaiiansurfing.com

Giuseppe Zappalà

 

 

operatori-mobili.jpg

3 Italia, TIM, Vodafone, Wind multate per servizi non richiesti.

L’ennesima multa inflitta dall’Antitrust agli operatori di telefonia mobile che operano in Italia, conferma il fatto che questo settore continua ad essere una vera giungla di problematiche che coinvolgono il consumatore alle prese con servizi e addebiti non sempre “trasparenti”o legittimamente dovuti o richiesti.

 

L’Antitrust ha rivolto le multe con l’accusa di attivare servizi aggiuntivi come la segreteria telefonica e la navigazione su Internet in modo totalmente arbitrario, senza che l'utente ne abbia mai fatto richiesta. L’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha inflitto una multa per un valore complessivo di 870.000 euro per  aver fornito SIM card dove erano già stati attivati servizi non richiesti. I vari operatori telefonici dovranno pagare nel dettaglio: Telecom Italia 300.000 euro, Vodafone 250.000, Wind 200.000 e H3G 120.000.

Il consumatore, secondo l’Antitrust, in questo modo non era messo nelle condizioni di scegliere consapevolmente di quali servizi fruire, si tratta, evidentemente di pratiche commerciali scorrette. Ci si approfitta della buona fede del consumatore che per poter disattivare i servizi non richiesti deve per forza farne esplicita richiesta.

Soddisfazione, naturalmente, delle associazioni dei consumatori che piu’ volte avevano denunciato, chiedendo altresì un'attenta e capillare vigilanza sulle condotte scorrette messe spesso in atto dagli operatori. Le associazioni, inoltre, hanno richiesto all’Antitrust di attivarsi per fare ottenere ai consumatori la restituzione degli importi ingiustamente pagati dagli utenti per quei servizi che non avevano scelto.

Fonte Foto:tomshw.it

http://www.tomshw.it/articles/20070302/costi_di_ricarica_c.jpg

Fonte notizia:agcm.it

http://www.agcm.it/bollettino-settimanale/5919-bollettino-102012.html

Giuseppe Zappalà

 
Powered by Tags for Joomla

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni privacy policy.

Accetto i Cookie da questo sito.