Sei su: Cronaca Locale Facebook e corse clandestine di cavalli: quando la malavita è social

Facebook e corse clandestine di cavalli: quando la malavita è social

E-mail Stampa PDF
FacebookGoogle bookmarkTwitterLinkter.huDiggUrlGuru.hu
cavalli.jpg

Facebook e corse clandestine di cavalli: quando la malavita è social.

Il reportage mandato in onda poco più di una settimana fa nella puntata di Vice su SkyTg24 sulle corse clandestine dei cavalli a Catania ha risollevato l'attenzione su un problema che interessa da anni il nostro territorio e per il quale non si è ancora riusciti a porre un freno.

Settimanalmente nelle contrade e nelle aree meno urbanizzate dell'ambiente etneo si svolgono decine di corse clandestine pianificate e disputate da personaggi strettamente legati al mondo della criminalità organizzata. Alcune di queste competizioni vengono prontamente scoperte e bloccate dalle forze dell'ordine, altre riescono a sfuggire ai controlli e a far girare negli ambienti malavitosi consistenti somme di denaro, proventi delle scommesse illecite.

Nei quartieri meno nobili del comune etneo, poi, non è raro assistere agli esercizi mattutini dei cocchieri della malavita che, seduti su rudimentali calessi, provvedono ad ammaestrare e acquisire confidenza con il loro destriero, fedelmente scortati da un gruppetto di motociclisti che si preoccupano anche di filmare le gesta del loro protetto e pubblicarlo sui più noti strumenti di social networking e video sharing come Facebook e Youtube.

Proprio questo paradossale atteggiamento vanesio e celebrativo, che si amplifica in occasione delle vere e proprie competizioni illegali, tradisce i volti e le azioni dei professionisti dell'illecito rendendoli riconoscibili alle forze dell'ordine. Sul social network più famoso al mondo è possibile inoltre rendersi conto dell'esistenza di piccole comunità virtuali che inneggiano alle corse clandestine soffiando sul braciere dell'agonismo tra ″clan″.

Sono numerosissimi i gruppi, le pagine e profili dedicati alle ″scuderie″ che vantano le prestazioni dei loro eroi in criniera. I gruppi, sia privati che pubblici, vengono inoltre utilizzati dai ″cavaddari″ (così amano definirsi gli amanti della pratica) per vendita degli equini e gli scambi di attrezzature ed accessori. Negli account e sulle fanpage c'è invece chi chiede quando verrà disputata la prossima corsa.

Poi ci sono i nomi dei cavalli come ″Cicala″, ″Ianuzzu″, ″Faccicani″, ″Tempesta″, ″Testelignu″, ″Marley″, ″Alitalia″, ″Iattumottu″ e ″Vicenzu″, nemici giurati a vicenda ed orgoglio delle omonime scuderie. Tra i tanti competitors non puo' mancare ″Marquez″, probabilmente veloce ed imprendibile come il giovane motociclista spagnolo che fa incetta di vittorie in MotoGp. Per tutti, però, vige l'appellativo di ″liuni″ per indicare le potenziali qualità dell'esemplare equino cresciuto a biada e anabolizzanti.

E i proprietari? Gente nella migliore delle ipotesi pregiudicata per reati contro il patrimonio o per spaccio di sostanze stupefacenti che si mostra fiera e sorridente nelle foto pubblicate su Facebook accanto al cavallo, accudito quasi come fosse un figlio. Ah già, e i figli? Sono loro i futuri malavitosi e i prossimi destinati a condurre i cavalli. Alle corse clandestine vengono già istruiti all'età di dieci, undici anni, apprendisti di un mondo che li porterà qualche anno dopo dietro le sbarre.

Fonte Foto: www.youtube.it

http://i.ytimg.com/vi/2q0a0s5VdPw/hqdefault.jpg

Salvatore Rocca

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni privacy policy.

Accetto i Cookie da questo sito.