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L'Ungheria confina i richiedenti asilo nei campi profughi dove si muore ogni giorno

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L'Ungheria sfodera il pugno di ferro con i migranti. Se il recente Muslim Ban divulgato da Donald Trump ha tristemente inaugurato la “stagione della caccia” ai rifugiati provenienti da alcuni Paesi a maggioranza musulmana, in Europa c'è chi da tempo ha iniziato un processo di discriminazione altrettanto grave e autoritario.

Nella giornata di martedì 7 marzo, il Parlamento ungherese ha approvato una nuova legge che riesamina i diritti dei richiedenti asilo. La norma obbliga i migranti che fanno domanda d'ingresso nella Repubblica magiara a stabilirsi in campi profughi allestiti in condizioni disumane lungo i confini nazionali con la Serbia e la Croazia.

Il confinamento, inoltre, è a tempo indeterminato e i soggetti reclusi non potranno in alcun modo spostarsi per il Paese fino al responso dell'ufficio preposto alla valutazione della domanda. Inutile dire che, in caso di parere negativo, i richiedenti asilo verranno respinti indietro. Anche con l'impiego della forza.

Questa pratica, che pare essere ispirata da un preoccupante spirito revisionista, è stata condannata con forza dall'Onu per la sua truculenza e cancella di fatto la norma precedente in vigore dal 2013 che garantiva ai migranti una maggiore libertà. In quell'anno, l'Ungheria era stata costretta dai continui richiami dell’Unione europea e dell’alto Commissariato Onu per i rifugiati ad alleggerire una legge non meno pesante da quella votata martedì dai parlamentari.

In questi moderni “campi di concentramento”, i richiedenti asilo rischiano di rimanere confinati per mesi, se non addirittura anni. Durante la detenzione, i profughi - di qualsiasi sesso ed età - subìscono abusi e violenze di ogni genere da parte della polizia, mentre i più deboli rischiano di morire per ipotermia, malnutrizione o malattia.

Cécile Pouilly, portavoce dell'Onu, ha dichiarato in conferenza stampa che «questa nuova legge viola gli obblighi dell'Ungheria ai sensi delle leggi internazionali e dell'UE e avrà un impatto terribile fisico e psicologico sul donne, bambini e uomini che hanno già sofferto molto».

La norma è soltanto l'ultima misura discriminatoria adottata dal primo ministro Viktor Orbán nei confronti dei bisognosi. Tra il 2015 e il 2016 l'Ungheria ha completato la costruzione del discusso muro anti-migranti al confine con la Serbia (ed è in corso la realizzazione di una seconda barriera), mentre ad ottobre il governo ha comunque ignorato l'esito negativo del Referendum sulle quote di ripartizione tra gli Stati membri dell'UE.

Tuttavia, la maggior parte dei migranti in transito dall'Ungheria non ha intenzione di stabilirsi nel Paese. La nazione rientra infatti nella famosa “rotta dei balcani” e chi si mette in marcia ha il desiderio di raggiungere l'Austria, la Germania. Chi si ferma non ha scampo: secondo il Central Statistics Office dell'Ungheria, tra ottobre e dicembre 2016, 2.555 richiedenti asilo hanno formulato la domanda d'ingresso ma soltanto 66 hanno ricevuto l'ok da Budapest. Il resto è condannato a morire nei lager ungheresi.

Fonte Foto: www.sott.net

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Salvatore Rocca

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