30-04-2017 16:41

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Corea del Nord (Kim Jong-un) vs Stati Uniti (Donald Trump): nuovi attacchi e schieramenti

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La situazione di continuo botta e risposta fra Corea del Nord (Kim Jong-un) e Stati Uniti (Donald Trump) non dà purtroppo segni di miglioramento, anzi l'evoluzione della vicenda volge ad un netto peggioramento ora dopo ora.


Il 25 aprile, 85esimo anniversario della fondazione dell’Esercito Coreano del Popolo, si è svolta un’imponentissima esercitazione militare nella zona del porto di Wonsam, in Corea del Nord.

Presentata con toni pomposi e trionfali («i sottomarini sono emersi rapidamente per condurre degli attacchi torpedo contro le navi da guerra nemiche, mentre la coraggiosa artiglieria colpiva spietatamente gli obiettivi»), l’esercitazione si è conclusa con un a dir poco accorato giuramento di fedeltà al leader nordcoreano: «lo difenderemo con 10 milioni di pistole e 10 milioni di bombe».

Con altrettanto fervore si è espressa la stampa nazionale nordcoreana: il servizio in prima pagina della rivista Rodong Sinmun, dedicato alla commemorazione dell’esercito, ammonisce Stati Uniti e Corea del Sud, promettendo un attacco «senza preavviso per punizione, che trasformerà le loro terre in inferni ardenti». Anche Kim Jong-un, del resto, accende gli animi con dichiarazioni ben poco concilianti: «Taglieremo la gola agli imperialisti americani».

In risposta alle provocazioni nordcoreane, la notte del 26 aprile l’esercito americano ha dato inizio a un’operazione a sorpresa nella contea di Seongju, in Corea del Sud. Come riportato dall’agenzia di stampa Yonhap, i militari avrebbero inizializzato l'installazione del THAAD, un avanzato sistema di difesa antimissilistica.

L’operazione sarebbe stata progettata congiuntamente da Stati Uniti e Corea del Sud, e, nelle intenzioni dei due paesi, dovrebbe svolgere una funzione deterrente nei confronti della Corea del Nord: come dichiarato dall’inviato speciale sudcoreano, Kim Hong-kyun, i due paesi temono infatti che quest’ultima stia preparando un nuovo test nucleare o, in alternativa, un lancio missilistico.

La Casa Bianca, del resto, aveva già invitato Kim Jong-un ad «astenersi da azioni provocatorie e da una retorica destabilizzante». Il presidente Trump ha convocato urgentemente un superbriefing (parteciperanno tutti e 100 i senatori americani) per discutere della situazione in Corea del Nord, da lui definita «inaccettabile, un grande problema mondiale che dobbiamo finalmente risolvere».

Sempre alla Casa Bianca si era già tenuto un meeting degli ambasciatori dei 15 Paesi membri del Consiglio di sicurezza ONU. Nel corso dell’incontro, Trump ha invitato i partecipanti a imporre nuove sanzioni alla Corea del Nord; l’ambasciatrice all’ONU, Nikki Haley, ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti risponderanno a un eventuale attacco a un bersaglio americano o intercontinentale.

E un bersaglio oppugnabile c’è eccome: la portaerei statunitense Carl Vinson, attualmente impegnata in manovre congiunte con gli aerei della Air Self Defense Force, l’aeronautica nipponica, in avvicinamento verso la Corea del Nord. Kim Jong-un ha già minacciato di affondarla «con un colpo solo».

Una volta raggiunta la Corea del Nord, a Stati Uniti e Giappone dovrebbero unirsi le forze armate sudcoreane: è quanto dichiarato in una nota della Marina americana, che ha definito l’operazione prevista come frutto dell’impegno dei tre paesi a «lavorare insieme in mare e rispondere velocemente alle minacce della regione».

Sono dunque due, per adesso, i Paesi schieratisi al fianco di Trump: Corea del Sud e Giappone. Dubbi, invece, sulla Cina: il presidente, Xi Jinping, contattato dal tycoon americano, si è limitato ad un invito alla moderazione. Ma il suo Paese ha appena varato una nuova, imponentissima portaerei, ancora senza nome.

Foto del redattore

Martina Tosto

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