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Mariagrazia Santonocito: 5 grandi donne e la loro straordinaria normalità

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Questa è la storia di 5 donne straordinariamente normali che raccontano un pezzo della loro vita e riescono a commuovere anche il Presidente della Repubblica. Chi l'avrebbe mai detto che un paesino come San Pietro Clarenza, in provincia di Catania, potesse svelare delle identità così speciali?

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Sistema Bagheria: un progetto partecipato per creare senso di appartenenza e inclusione sociale

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Giuseppe Gallo.jpgOggimedia intervista Giuseppe Gallo, uno dei coordinatori di Sistema Bagheria, progetto nato con l'intento di fare conoscere i luoghi e le personalità più rappresentative della "Città delle Ville".
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Nesli: Dopo il Festival di Sanremo, la musica come espressione di me stesso

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Francesco Tarducci, alias Nesli, dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con "Buona fortuna amore", ritorna sulla scene musicali con un nuovo album e si confida con Oggimedia rivelandoci quanto la musica sia importante nella sua vita.

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Pietro Aliprandi, primo italiano sul Pianeta Rosso

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Pietro-Aliprandi-mars-one.jpgPer Pietro Aliprandi, primo italiano sul Pianeta Rosso sarà “Spazio, ultima frontiera”, così il Capitano James Tiberius Kirk dalla plancia di comando della USS Ncc 1701 Enterprise, in un anelito di robusta curiosità scientifica per “arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”.


Ed è proprio cosi che il Progetto Mars One vuole spingere l’umanità a compiere il primo salto fuori dal guscio protettivo, ad oggi rappresentato dalla Terra; è naturale, congenito che lo spirito curioso dell’uomo voglia valicare le colonne d’Ercole per tuffarsi nel profondo abisso del cosmo, cominciando dal Pianeta Rosso.

Bas Lansdorp, olandese, ingegnere, cofondatore e ceo di Mars One, start up delle esplorazioni spaziali, ha pensato di colonizzare il Pianeta Rosso, portando il know how e le infrastrutture per una base umana permanente ; quindi ben oltre l’invio di una semplice sonda robotica orbitale o un rover

Tutto questo accadrà nel volgere, non di un secolo, ma di pochi anni, scegliendo i pionieri dello spazio attraverso una selezione, cui hanno aderito ben 200 mila partecipanti, pronti a staccare il biglietto di sola andata, perché non è previsto un “back home”. In fondo il Pianeta Rosso è l'oggetto del desiderio dello scienziato da lungo tempo

Il Bel Paese, patria di poeti, geni del Rinascimento, ma anche di astronauti come Umberto Guidoni, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, annovera tra i potenziali marsonauti , così vengono ribattezzati con un bizzarro e inquieto neologismo, gli aspiranti astronauti diretti sul Pianeta Rosso, il giovane triestino Pietro Aliprandi, laureando in medicina, che ha sbaragliato, in un lungo cammino selettivo, migliaia di candidati.

Pietro Aliprandi, primo marsonauta italiano, racconta ad Oggimedia le emozioni vissute e le aspettative riposte in Mars One, in attesa di iniziare lo step finale di selezione , che porterà alla individuazione dei 24 partecipanti finali alle missioni umane sul Pianeta Rosso, a partire dal 2024.

Ciao Pietro. Raccontaci cosa ti ha spinto a candidarti per la selezione di Mars One, progetto “one way ticket" destinazione il polveroso Pianeta Rosso?

«Quando ho saputo di questa opportunità, nella primavera del 2013, non posso dire di aver “deciso” di candidarmi. Le mie uniche riflessioni si sono concentrate sulla missione, sulla sua serietà e fattibilità. Ma il desiderio di viaggiare ed esplorare il Sistema Solare l’ho sempre covato e candidarmi è stato naturale».

Da piccolo, ti avranno chiesto a casa, come a scuola cosa ti sarebbe piaciuto fare da grande.Pensavi di fare l’astronauta o il medico?

«Ad essere sincero rimanevo sul vago, rispondendo “il ricercatore”. Le mie passioni sono sempre state tre, da quando ne ho memoria: lo spazio, la medicina, e il cinema. Tre strade che con molta fatica possono coincidere. Tra queste tre strade, tuttavia, poter partecipare alla prima missione umana su un altro pianeta, come il Pianeta Rosso, non lascia molti dubbi su quale scegliere».

Stai per laurearti in Medicina e quindi sai, che il medico, ispirato da Ippocrate, si pone al servizio dell’Umanità, aiutando nella cura delle malattie, trovando le soluzioni per rendere migliore la qualità della vita. Come pensi possa un astronauta, che si imbarca destinazione il Pianeta Rosso ovvero Marte, senza ritorno, contribuire al progresso del genere umano?

«La mia formazione medica, orientata peraltro alla neuropsicoanalisi, vorrebbe contribuire soprattutto alla buona riuscita della missione in sé. Come l’ingegnere si assicura che i sistemi di supporto vitale funzionino, e il botanico che le piante crescano e producano il cibo, il medico si adopera per mantenere sani, fisicamente e soprattutto psichicamente, gli altri astronauti. La buona riuscita della missione, poi, porterà numerosi vantaggi per l’umanità. Tra i benefici più teorici, con un impatto meno visibile sulla vita di tutti i giorni, ci sono lo studio del pianeta e l’osservazione dell’organismo umano e di altre creature in un ambiente diverso da quello terrestre (diversa gravità, diverso irraggiamento solare…). D’altro canto, è importante ricordare che il successo di un avamposto in condizioni estreme, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, idrico e alimentare, costruito con tecnologie già reperibili sul mercato, potrà mostrare dare al mondo un valido esempio di quanto sarebbe facile risolvere, per citarne uno, il grave problema della fame».

PIetro Aliprandi dovrà sottoporsi a test, particolarmente impegnativi, perché Marte non è il luogo della gita fuori porta alla Domenica. Puoi anticiparci che tipo di allenamenti sosterrai?

«Ci saranno test fisici e psicologici con cadenza almeno annuale. Non conosco i dettagli, che verranno svelati strada facendo, ma mi aspetto che la prova più difficile sarà quella di dimostrare che il gruppo può farcela. Infatti, a partire dal prossimo anno, i candidati rimasti verranno suddivisi in gruppi da quattro, due maschi e due femmine, che verranno addestrati in modo quasi indipendente, e costituiranno i singoli equipaggi che, a intervalli di un uno-due anni, raggiungeranno Marte, il Pianeta Rosso. Se anche un solo elemento del gruppo dovesse ritirarsi o essere scartato, l’intero gruppo verrà scartato e dovrà rincominciare l’addestramento da zero con un nuovo membro».

Immagina di essere ad un’ora dal lancio, quali “cose terrestri” ti mancheranno?

«In quel preciso istante, penso una birra o una sigaretta. Seriamente, nei giorni precedenti al lancio l’emozione e l’attesa saranno altissimi, e difficilmente riuscirò a pensare a ciò che mi manca. Ma una volta su Marte, ciò che mi mancherà di più saranno i viaggi nelle capitali europee. Se nei decenni successivi potessimo finanche piantare foreste e trasferire grandi animali su Marte, le piazze, i monumenti e i palazzi di Firenze, Vienna, Parigi non saranno mai riproducibili».

E’ passato il primo anno marziano, quasi due anni terrestri. La distanza del Pianeta Rosso da Sole è tale da determinare, infatti, un moto di Rivoluzione intorno alla stella più lento. Come ti vedi?

«In trepidante attesa dell’arrivo del nuovo equipaggio. Saranno i primi volti nuovi che vedremo dal vivo dalla nostra partenza».

Buzz Aldrin, ex astronauta della storica Missione apollo 11, come anche diversi scienziati, con in testa il Mit di Boston, mostrano scetticismo sulla fattibiltà della missione in ordine a fattori tecnologici, ambientali del pianeta Rosso, etc. Condividi?

«Lo scetticismo è alla base della scienza moderna. Lasciando da parte le innumerevoli critiche di carattere personale, che il più delle volte costituiscono una mera opinione poco o male argomentata, Mars One è un progetto scientifico, che accoglie con serietà ogni osservazione critica e motivata. Nel caso particolare del MIT, l’analisi di 35 pagine (link) pubblicata dai suoi ricercatori non smentisce del tutto la fattibilità della missione. Anzi, in molti punti la considera potenzialmente fattibile. Va precisato però che gli unici dati disponibili sulla missione sono quelli consultabili sul sito di Mars One, che sono di carattere divulgativo ed estremamente poveri di dettagli tecnici. L’unico effettivo problema messo in luce dal MIT è l’eccessiva produzione di ossigeno da parte della piante nella serra, che risulterebbe tossica, in mancanza di un sistema di purificazione ed eventuale stoccaggio dell’ossigeno. In risposta, Bas Lansdorp ha dichiarato di aver sospeso gli altri progetti di sviluppo per occuparsi di questo problema».

Tempo fa un celebre scienziato e divulgatore scientifico, Carl Sagan parlò di un progetto di “Terra forming” per il Pianeta rosso pensi che il vostro compito sia questo, nel senso che porterete una tecnologia di condizionamento atmosferico e microrganismi bioingegnerizzati per rendere il Pianeta Rosso vivibile per una fuga da una Terra morente?

«No. Al momento, non c’è alcuna prospettiva di terraformare Marte, per tre ragioni. La prima è la tecnologia: ad oggi, la terraformazione non è mai uscita dalla pura teoria, mentre Mars One si fonda sulla disponibilità attuale delle tecnologie da impiegare; inoltre, per sviluppare una tecnica di terraformazione funzionante potrebbero volerci ben più di dieci anni, e il procedimento stesso di trasformazione potrebbe richiedere decenni. La seconda ragione sono i costi: anche se la tecnologia richiesta si rendesse disponibile entro il prossimo decennio, i costi di costruzione e trasporto sarebbero proibitivi. Infine, le attuali normative internazionali sull’esplorazione spaziale impongono di limitare al massimo l’impatto ambientale dell’uomo al di fuori del nostro pianeta, e la terreformazione è quanto di più lontano possibile da questo principio. Tutto ciò non vieta, naturalmente, che in futuro le normative possano essere revisionate, e che la tecnologia riesca a fornirci degli strumenti efficaci per portare a termine questo processo».

Vorrei chiederti se credi nell’esistenza di possibili forme di vita aliene, non necessariamente senzienti, specie alla luce degli ultimi risultati della Esoplanetologia, che avvalendosi di satelliti telescopi come Kepler, sta scovando tanti pianeti extrasolari.

«Sì, visto che siamo in tema di citazioni vorrei portare quella del romanzo e film Contact: “se ci fossimo solo noi, sarebbe uno spreco di spazio”. Come giustamente dice, sono sempre più numerose le evidenze che suggeriscono la presenza di vita extraterrestre, ed io sono fiducioso circa la sua esistenza».

Un giorno marziano qualunque, trovi tracce fossili di “intelligenza", quale pensi possa essere la tua la tua reazione?

«Dopo l’iniziale stupore, mi domanderei per quale ragione non ne le abbiamo trovate prima».

Un ultima domanda, quale libro porteresti con te Sul Pianeta Rosso?

«Uno soltanto? Premesso che grazie a internet avremo accesso pressoché illimitato a libri, musica e film, se potessi portare con me un solo cartaceo sceglierei l’Eneide».

Fonte foto:

http://www.si24.it/wp-content/uploads/2015/02/Pietro-Aliprandi-mars-one.jpg

http://www.si24.it/2015/02/17/pietro-aliprandi-e-pronto-a-colonizzare-marte-tra-i-cento-selezioni-ma-la-strada-e-ancora-lunga/80734/

Francesco Trovato

Chiusura di Telejonica e Rete 8, Oggimedia intervista il direttore Valeria Maglia

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maglia1.jpgChiusura di Telejonica e Rete 8, Oggimedia intervista il direttore Valeria Maglia. Come noto da diverse settimane, Telejonica e Rete 8 cesseranno di esistere a partire dal 28 febbraio, giorno in cui le due emittenti catanesi si spegneranno inevitabilmente lasciando un buco incolmabile nello scenario dell'informazione etnea. Oggimedia, che ha voluto puntare i riflettori sulla triste vicenda che sta coinvolgendo i 14 componenti della redazione, ha incontrato il direttore Valeria Maglia per ricostruire i dettagli del percorso che ha condotto alla liquidazione dell'azienda.

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Lutto nel mondo del windsurf

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alberto menegatto.JPGAlberto Menegatti, giovane campione italiano di Torbole nel Trentino e vice-campione del mondo di windsurf 2013, è morto nella notte tra domenica e lunedi nella sua abitazione in affitto a Tenerife, nelle Canarie. Il 5 volte campione italiano, categoria funboard, da dicembre si stava allenando nell’isola di Tenerife, ad El Medano, in vista dei prossimi campionati mondiali di windsurf a maggio.

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Danza classica: “Imparare ad accettarne le regole per vivere al meglio le soddisfazioni”

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Chiara Lo Piparo (foto realizzata da Tamara Cerna).jpgIntervista a Chiara Lo Piparo, prima ballerina professionista di Bagheria. Da quattro anni al Teatro Nazionale di Moravia-Slesia a Ostrava, nella Repubblica Ceca, si prepara a interpretare un nuovo ruolo da protagonista: Cenerentola.

La sua sveglia suona alle 6 del mattino. E con addosso i segni della fatica della giornata precedente, si prepara ad affrontarne un'altra.

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