27-05-2017 21:23

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Lo scrittore e poeta Arcangelo Signorello si racconta in un'intervista ad Oggimedia

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Oggimedia propone ai suoi lettori un'intervista il Dottor Arcangelo Signorello, scrittore e poeta siciliano affetto fin dalla nascita da una forma di tetraplagia associata all'assenza di linguaggio. Le difficoltà motorie non hanno tuttavia scoraggiato la verve da poeta e l'animo nobile del nostro intervistato che ha deciso di raccontarsi ad Oggimedia. Ecco di seguito l'intervista che il poeta e scrittore Arcangelo Signorello ha voluto concederci.

- Salve Arcangelo, nel corso della esperienza da scrittore e poeta lei si è reso autore di numerose pubblicazioni che sono state premiate con prestigiosi riconoscimenti. Da cosa deriva questo suo impegno letterario e quale è stato il risultato che l'ha gratificata maggiormente?

 

Scrivere per me vuol dire dare un piccolo contributo al mondo in poche parole e sentirmi vivo. Le cose che a me gratificano , non sono solo i riconoscimenti ma il fatto di avere avuto l’occasione di conoscere persone importanti, personaggi del calibro di Camilleri e anche degli amici, dei professionisti, che nel corso della mia vita mi hanno formato. Ho avuto l’onore di conoscere la moglie del grande Manfredi con la quale tutt’oggi ci sentiamo e che sostiene ogni mia iniziativa.

Dott. Signorello, nel corso della esperienza da scrittore e poeta lei si è reso autore di numerose pubblicazioni che sono state premiate con prestigiosi riconoscimenti. Da cosa deriva questo suo impegno letterario e quale è stato il risultato che l'ha gratificata maggiormente?

«Scrivere per me vuol dire dare un piccolo contributo al mondo in poche parole e sentirmi vivo. Le cose che mi gratificano non sono solo i riconoscimenti ma il fatto di aver avuto l’occasione di conoscere persone importanti, personaggi del calibro di Camilleri e anche degli amici, dei professionisti, che nel corso della mia vita mi hanno formato. Ho avuto l’onore di conoscere la moglie del grande Manfredi con la quale tutt’oggi ci sentiamo e che sostiene ogni mia iniziativa».

Cosa significa per lei “scrivere”, Dott. Signorello? È soltanto un mezzo di comunicazione o rappresenta qualcosa di più, come uno strumento per estrinsecare delle emozioni?

«È bello scrivere per me perché lo considero una valvola di sfogo. Cerco di dipingere il mio mondo e di interpretare i fatti. Per me la poesia non è un oggetto inerme ma dentro ad essa vi è la storia di ogni uomo e non è poco, anzi spingo oltre. A scuola a mio avviso è totalmente errata la metodologia di insegnamento della poesia (es. il ripetere a memoria) anziché spiegare come nasce dentro l’animo dell’autore».

Dott. Signorello, ultimamente ha presentato la sua nuova raccolta di poesie “Sulle orme del delfino”. Ce ne parli.

«Questo libro ha più degli altri la mia impronta , innanzitutto il delfino che è il simbolo che mi descrive perché rappresenta la libertà. Io voglio spendere la vita sperando sempre di più di maturare verso un sentiero che mi porta ad esplorare la mia libertà. Questo animale come ormai si sa comunica con l’uomo, ed io ho trovato la strategia per comunicare a tutti quello che ho dentro. Ciò significa mettere in mano a gente esperiente la mia vita per uscire dal silenzio».

Cosa pensa dell'attuale situazione politica in Italia? Può rappresentare lo specchio della società del nostro Paese?

«Molto “terra terra” per essere concreti e pratici, io non vedo politica. La politica è fare le cose per bene, ascoltare i bisogni della gente comune. I politici di oggi sono dei “fantocci” stanno solo facendo i giullari, quindi questa politica non è lo specchio della nostra società. C’è anche un fatto, però: la gente viene trascinata da questo fango, prima accecata dalle belle parole, poi lasciata sola».

Dott. Signorello, Lei ha avuto modo, recentemente, di formulare un'intervista al fondatore di "Libera contro le Mafie" Don Luigi Ciotti, ma nessuno l'ha pubblicata. Perchè?

«Mi sono dato due risposte. La prima è che questi giornalisti hanno paura di pubblicare, e bada bene che Don Ciotti non si conosce fino in fondo. La seconda è che non hanno capito che ho conosciuto personalmente Don Ciotti, che sono andato da lui. Forse hanno diffidato delle risposte, pur essendo della persone, degli amici che conoscevano il mio impegno nel sociale».

La parola “Mafia” fa ancora paura a molti e si fatica ancora a parlarne liberamente?

«Certo ancora la Mafia è forte, lo so si è visto anche in zone un tempo non sospette come Roma, quindi è ancora resistente. Ma qualcosa è cambiata nei ragazzi che sembrano più consapevoli , mentre noi adulti dobbiamo fare ancora molta strada».

Dott. Signorello, l'impegno della politica nella lotta alla Mafia può essere considerato soddisfacente o ci sono ancora delle "zone d'ombra" che non permettono di estirpare definitivamente questo cancro?

«Il gioco come ho detto è in mani nostre e degli adulti che non vogliono o hanno paura di cambiare. Ci sono magistrati che amano il loro lavoro ma anche se ci vorrà ancora tempo per un cambiamento il nostro dovere è credere nella giustizia. Sta di fatto che non apparteniamo allo Stato».

Come vede, Dott. Signorello, l'impegno dei giovani meridionali nella lotta alla criminalità? Possono essere una speranza?

«I giovani di oggi si stanno muovendo molto meglio di noi della nostra età. Basti pensare che quando Rita Borsellino si presentò come candidato a “Presidente della Regione Sicilia” nell’anno 2006, ha avuto l’elettorato prevalentemente giovanile; dunque la matematica non è un opinione».

Puo' essere l'educazione lo strumento migliore per combattere la criminalità e costituire un modello di cittadini consapevoli, partendo fin dalla più tenera età?

«Non solo può, ma deve essere il perno fondamentale per una ripartenza. I bambini ci sanno guardare, imparano a coltivare le cose buone solo se noi adulti abbiamo voglia di curarli; è importante in questo specifico momento il ruolo dei maestri».

Il muro dell'omertà in Sicilia, così come in altre zone d'Italia, è ancora fin troppo solido?

«Si, però la colpa è nostra e solo nostra, perché quando vediamo un piatto “pieno” andiamo subito a mangiarlo. Il problema è che prima esisteva il “piatto pieno” dal quale poter attingere, mentre adesso non c’è più eppure continuiamo a stare in silenzio».

Dott. Signorello come è riuscito, nel corso di questi anni, ad abbattere la barriera fisica rappresentata dai limiti del corpo? La forza di volontà può essere l'unico alleato?

«Guardi che sono ancora in corsa e non so se mai, un giorno, arriverò a definire un traguardo cosi alto. Devo assolutamente dire che devo ringraziare non solo me stesso ma anzitutto le persone che hanno ancora voglia di tirare le orecchie a questo scalmanato. Non si tratta di persone, solo ed esclusivamente specialisti, ma veri amici. Voglio fare una cosa quasi inedita, avrei intenzione di mettere in stampa le mie poesie in dialetto… ma non so quando questo accadrà».

Oggimedia ringrazia sentitamente il Dottor Arcangelo Signorello per la disponibilità che, gentilmente, ha voluto concedere alla redazione di Oggimedia.

La Redazione

 

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