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Il Movimento 5 Stelle tra sogni e difficoltà, Oggimedia intervista l'attivista Stefano Longhitano

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Il Movimento 5 Stelle è da anni al centro dell'attenzione politica locale e nazionale per il forte impulso rinnovatore che sta cercando di promuovere, sia con la partecipazione degli attivisti attraverso i famosi Meetup sia tramite l'azione amministrativa degli eletti nei centri urbani più o meno estesi del territorio italiano. Oggimedia ha voluto incontrare Stefano Longhitano, Organizer del Meetup Movimento 5 Stelle - Gravina di Catania per discutere a 360 gradi del momento di trasformazione e ricostituzione che sta caratterizzando l'attività del Movimento nel corso di questi mesi.

Signor Longhitano, come vede la situazione attuale del Movimento sul territorio etneo?

«È una situazione particolare, le realtà comunali sono molto complesse e macchinose. Inserirsi nel contesto dei paesi etnei non è semplice, però i vari Meetup che sono dislocati per i vari comuni cercano comunque di lavorare per cercare di promuovere questa sorta di “attivismo” come lo chiamiamo noi per svegliare gli animi dei cittadini e fare azioni che siano propositive per la cittadinanza».

C'è interazione tra i vari Meetup locali e la realtà centrale del Movimento 5 Stelle?

«Assolutamente sì. A Gravina di recente abbiamo fatto un evento di portata nazionale dove prima abbiamo distribuito una serie di locandine attraverso le quali il cittadino era chiamato a rispondere a delle domande, una sorta di questionario di gradimento in funzione ai vari servizi erogati dal Comune. Il cittadino doveva esprimersi, ad esempio, sulle condizioni degli edifici scolastici o su quelle del manto stradale. Abbiamo raccolto circa 1000 questionari per poi creare questo evento in piazza dove erano presenti sia il nostro portavoce al Senato nonché presente in commissione Antimafia, Mario Michele Giarrusso, sia la nostra portavoce alla Regione, Gianina Ciancio, sia la portavoce alla Camera, Giulia Grillo. Questo comizio in piazza è stato anche una sorta di dibattito aperto a tutti. Faccio presente che il risultato del questionario riporta una negatività nei confronti dell'amministrazione attuale di Gravina».

Cosa manca al Momento 5 Stelle per compiere il salto definitivo a livello nazionale?

«Bella domanda. Manca semplicemente “andare a votare” e portare i ragazzi all'interno delle istituzioni. Cercare di poter gestire noi finalmente la situazione e prenderla in mano. Il Governo promette tutto ma è come se promettesse niente. Dà un bonus da una parte ed inserisce poi tante altre tasse dall'altra. Una cosa importantissima sarebbe il reddito di cittadinanza ma rimane fermo lì perchè poi non c'è la volonta, evidentemente, di compiere l'ultimo passo che è quello di metterlo in atto».

Abbiamo assistito a delle vittorie mirabolanti a Roma e Torino che poi si sono tradotte in percorsi diametralmente opposti: da un lato Chiara Appendino dimostra di essere preparata, mentre dall'altro con Virginia Raggi abbiamo una situazione più delicata. È soltanto mancanza di esperienza?

«Sono due territori diametralmente opposti. Torino aveva già una sua realtà che non è sicuramente quella che abbiamo trovato noi a Roma. Mi sento di dire che tanti quotidiani si sono interessati di sapere cosa stesse facendo minuto per minuto Virginia Raggi, mentre altrove ci sono stati il terremoto e crolli di edifici. Molti si preoccupano di sapere se ha fatto la permanente o se è stata dall'estetista. Un attacco mediatico che è sinonimo di aver paura di noi. È comunque vero che c'è stata un po’ di confusione riguardo la formazione della giunta. In ogni caso penso che si cercava di non prendere personaggi che avessero avuto uno storico particolarmente travagliato ma non è semplice. In quel contesto più o meno tutti hanno avuto a che fare con la Giustizia. Per Chiara Appendino invece tutt'altra realtà, è una persona “speciale” e sta avendo ottimi risultati».

Parliamo dei fatti di Palermo. Abbiamo assistito ad aggressioni da parte di sedicenti attivisti del Movimento nei confronti degli operatori della stampa. Come commenta questo episodio?

«Roberto Fico, nostro Presidente in Vigilianza Rai, si è scusato nel caso in cui fossero stati atti compiuti realmente da attivisti. Noi, in base a quei video visionati, abbiamo grossi dubbi che siano stati gli attivisti a scatenare questa cosa. Io stesso ho avuto modo di vederne diversi, sono delle cose che non dovrebbero capitare. Ognuno dovrebbe rispettare la professione altrui, in particolar modo quella del giornalismo. Anche se molte volte devo dire che i giornalisti sono molto invadenti e particolarmente scomodi in certe occasioni. Per l'arrivo di Virginia c'è stato un assalto. Qualcuno diceva “noi stiamo lavorando” ma lavorare non significa fare una calca addosso ad una persona».

È anche vero che era stato stabilito un punto stampa con il sindaco e non è stato rispettato. Questo particolare va sottolineato.

«Evidentemente c'è stato qualcosa che non ha funzionato, è saltato ed ha creato questa sorta di nervosismo. Io, come attivista ed organizer del Movimento a Gravina, dico che ci scostiamo assolutamente da questa tipologia di episodi. Non si dovrebbero verificare anche se, ahimé, a volte succedono. Non vogliamo pensare male, potrebbe essere stato anche qualcuno che è stato mandato ma non lo possiamo sapere. Tutto è possibile in una manifestazione. Però se parto dal presupposto che a Catania in occasione dell'arrivo di Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio non è successo nulla, dico che con Virginia, attualmente punto cardine di tutto, era prevedibile che qualcosa poteva accadere. Al momento Roma è al centro di tutto».

Beppe Grillo però non tende la mano ai giornalisti in questo momento, anzi se n'è quasi lavato le mani dicendo “io faccio il mio lavoro, i giornalisti il loro”. Non ha espresso la stessa solidarieta che è partita dal M5S in primis a livello locale.

«Beppe purtroppo non ha buon rapporto con i giornalisti e i vari tg. Sappiamo in precedenza cosa hanno fatto nei nostri e nei suoi confronti. Se mi fa passare il termine, questi “giornalai” hanno creato una serie di situazioni che hanno distorto la realtà dei fatti».

Ma utilizzando termini spregiativi come “giornalai” non si incancrenisce ancor più il rapporto?

«Però i giornalisti dovrebbero realmente cominciare a fare i giornalisti. In tv c'è un attacco continuo da parte dei tg. Un evento strepitoso a Catania del quale nessuno ha parlato. Un evento strepitoso a Palermo e viene preso un pezzettino di “disastri” che possibilmente si sono verificati. Di tutto il resto non ne parla nessuno. Non viene messa mai sulla stessa bilancia l'aspetto positivo e quello negativo. Ci sono anche tanti aspetti che si dovrebbero valutare».

È pure vero che testate nazionali come Repubblica hanno fatto numerose dirette streaming dell'evento.

«Sì, andando ad enfatizzare “Virginia Raggi che ballava” o “il giornalista picchiato”. Virginia Raggi era all'oscuro di quello che stava succedendo».

Anche se è accaduto a pochi centimetri da lei?

«In mezzo a tutto quel macello era difficile. Comunque, voglio dire che per un evento strepitoso a Catania dove siamo riusciti a riempire Piazza Università nessuno ha detto nulla. Di contro abbiamo un sindaco, quello di Catania, che per settimane blocca la Villa Bellini per la Festa dell'Unità facendo anche discriminazioni. Di ciò non ne ha parlato nessuno, se è questo il giornalismo italiano mi sento di appoggiare Beppe e di prenderne le distanze».

Parliamo di Beppe Grillo. Qualche tempo fa aveva fatto una sorta di “passo di lato” mentre adesso è tornato a pieno regime per prendere le redini del Movimento. Perchè questo ripensamento in questo preciso momento?

«Perchè ci sono stati una serie di malumori dettati da queste vicissitudini romane. In un certo senso anche io sono felice che Beppe sia sceso in campo. Sono felice perchè è stato sempre il garante del Movimento. Se il Movimento farà strada e riuscirà ad ottenere grossi risultati, ciò accadra soltanto attraverso le regole che abbiamo sempre sponsorizzato. Ad esempio in queste ore voteremo le modifiche allo statuto secondo la nostra democrazia partecipativa. Nella misura in cui queste regole verranno meno, il Movimento 5 Stelle non avrà più senso di esistere. Beppe avrà capito che è il momento di scendere in campo. Non come politico».

Però nemmeno pochi giorni fa lui si è definito “capo politico”.

«Capo politico, credo, come se fosse il comandante di questa barca che deve fare ancora parecchia strada. E lui è lì, in effetti, a prendere governo di questa nave e a portarla in ogni caso a quella che potrebbe essere la guida dell'Italia. È un'esperienza, a mio avviso, che deve essere fatta. Solo allora potremo dire se sarà stata un buco nell'acqua o no».

Oggimedia ringrazia Stefano Longhitano, Organizer Meetup Movimento 5 Stelle Gravina di Catania, per la disponibilità concessa alla nostra testata.

Foto: concessa da Stefano Longhitano

Salvatore Rocca

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