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Sars, Sindrome acuta respiratoria severa: il ritorno

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Ritorna alla ribalta della cronaca la Sindrome acuta respiratoria severa, nota come Sars, Sindrome respiratoria acuta severa.

 

 

Dieci anni fa in Cina e in parte del sud-est asiatico, tra cui il Vietnam, si svilupparono diversi  focolai epidemici, che causarono circa 800 morti.

Le autorità sanitarie dei diversi paesi, compresa l’organizzazione mondiale della Sanità (OMS ) temettero una pandemia difficile da controllare in un mondo diventato villaggio globale, dove gli scambi sono più frequenti del passato.

E’ recente l’annuncio delle autorità cinesi, stavolta più tempestive nell’allertare L’Oms e le autorità sanitarie locali, che nella regione di Shangai si sono verificati 21 casi di Aviaria, di cui sette  letali. Purtroppo la casistica in questi casi prevede un aumneto dei contagi letali.

Il Coronavirus, agente etiologico della Sars, caratterizzato dalla geometria a corona della particella infettante, sembra essere molto più aggressivo della variante in circolo dieci anni fa, potendosi probabilmente trasmettere tra diverse specie.

Per il momento sono illazioni, non suffragate da conferme sperimentali e operative sul campo, considerando che le autorità cinesi sono piuttosto reticenti nel diffondere comunicati chiari.

Ciò che spaventa, infatti, la gente è che nelle regioni dove i servizi sanitari sono meno capillarmente diffusi, possano scoppiare focolai difficilmente contenibili e, inoltre, nelle grandi città, possano essere taciuti i casi.

Dopo la bufala della pandemia suina del 2010 l’Oms, e i vari governi nazionali, che investirono risorse economiche non indifferenti per l’acquisto di vaccini, tra l’altro considerati fonte potenziale di rischio per gli adiuvanti aggiunti all’antigene virale utilizzato, stanno all’erta e non si pronunciano con tempestiva “leggerezza”.

Basti pensare che, sia nel caso della Epidemia di polmonite detta Sars, sia nel caso della pandemia da H1N1 nel nostro paese si assistette ad un calo vertiginoso nel consumo alimentare delle carni considerate potenzialmente fonte di rischio, mettendo in ginocchio l’intera filiera.

Questa volta, quindi, nel nome della prevenzione dei rischi per la salute, ci si muoverà con maggiore prudenza, trovando, paradossalmente, nella crisi economica mondiale un deterrente di controllo non indifferente!

Fonte Foto:repubblica.it

http://www.repubblica.it/images/2013/01/24/181851235-f9bc858c-9626-4285-8c55-217c3543eda7.jpg

Francesco Trovato

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