27-05-2017 21:31

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«Sfida accettata», una foto sui social network per sfidare il cancro: ma serve davvero?

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Nell'era dei social network basta davvero poco per far diventare un gesto virale. Sarà certamente capitato a molti di voi, in questi giorni, di vedere comparire come funghi sulle bacheche dei vostri amici di Facebook, Instagram e Twitter dei post “misteriosi” che informano chi legge di una «sfida accettata» accompagnata da una vecchia foto che ritrae l'utente in uno scatto fotografico del passato.

Le motivazioni nascoste dietro a quel che a prima vista potrebbe apparire come un semplice passatempo da perdigiorno sembrano essere, invece, decisamente serie. Questa particolare catena vorrebbe infatti veicolare una campagna di sensibilizzazione per la prevenzione contro il Cancro.

A quanto pare, l'operazione sembra essere partita in India nell'estate 2016 e nel corso dei mesi è diventata estremamente popolare nel Regno Unito. Adesso, seppur in mastodontico ritardo, ha toccato anche il nostro Paese. Per tutto questo tempo, l'iniziativa è stata seguita sui social anche dall'hashtag #challengeaccepted (nulla a che vedere con l'omonimo meme che ha spopolato in questi anni sul web).

Per partecipare alla presunta campagna è necessario seguire uno stringatissimo canovaccio, ovvero pubblicare una propria foto poco recente su un social network - da soli o in compagnia cambia poco - e invitare chi clicca “mi piace” sull'immagine a fare altrettanto accompagnando lo scatto con la frase «sfida accettata». Ovviamente il risultato è quello di un loop quasi infinito.

Non sono tuttavia mancate le polemiche. C'è stato chi, come Rebecca Wilkinson, una madre inglese di due figli che ha subìto una doppia mastectomia e l'asportazione delle ovaie, ha criticato questa incontrollata tendenza. La donna ha dichiarato alla BBC che «quest'ultima mania semplicemente mi fa impazzire» e chi si esibisce in selfie del genere dovrebbe invece «visitare le persone in ospedale con il Cancro o tenere la loro mano mentre stanno affrontando il trauma della chemio».

Può dunque l'ennesima moda narcisistica essere d'aiuto per un argomento così delicato? Il trasversale “popolo del web” probabilmente non si sarà nemmeno posto il problema. Tuttavia, il crowdfunding, le campagne ufficiali e la divulgazione della ricerca scientifica restano i modi migliori per sostenere davvero chi ingaggia giornalmente una lotta per la vita.

Fonte Foto: www.adolescienza.it

http://www.adolescienza.it/wp-content/uploads/2014/10/social-network.jpg

Salvatore Rocca

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